martedì 25 maggio 2010

Il giorno in più


“Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti”. In questa frase si può riassumere il messaggio de Il giorno in più di Fabio Volo, pubblicato nel dicembre 2007 per Mondadori. Dopo l'esordio letterario del 2001 con Esco a fare due passi, l'ex inviato delle Iene, attore e conduttore radiofonico e televisivo, ha continuato a dedicarsi alla scrittura. E con esiti piuttosto produttivi a giudicare dai risultati. Il giorno in più si è rivelato un grande successo editoriale. Circa un milione di copie, comprese la pubblicazione in paperback e le edizioni Club. Il romanzo è stato anche tradotto in numerose lingue.

Protagonista de Il giorno in più è Giacomo, trentenne in carriera la cui vita è scandita dalla solita routine. L’unico motivo di trepidazione è una donna che incontra ogni giorno sul tram mentre va al lavoro. Quasi un appuntamento. Il momento più importante della giornata, che spezza il consueto tran-tran quotidiano. I due giovani si scambiano sguardi furtivi finché un giorno Michela, la donna misteriosa, gli si presenta. La ragazza gli rivela che ha ricevuto una proposta di lavoro e si trasferirà a New York. Per Giacomo è un duro colpo. All’inizio sarà assalito da mille dubbi. Poi, consigliato dalla sua migliore amica, deciderà di partire all’inseguimento di un sogno. Una decisione che gli cambierà la vita.

Ne Il giorno in più Volo ci racconta una storia d’amore con lo stile che lo contraddistingue. Il linguaggio è semplice e immediato. Numerosi i dialoghi, a volte un po’ troppo lunghi, alternati alle descrizioni di come i personaggi, e l'autore, vedono la vita. (Ci sono scene da antologia del comico, La Repubblica). La trama, molto lineare e scorrevole, è vivacizzata da aneddoti ed humor tipici dello stile di Fabio Volo. È difficile non lasciarsi coinvolgere dal ritmo della storia. L’autore descrive locali e strade di New York, in cui si svolge la maggior parte del romanzo. (Lo stesso scrittore ha vissuto nella Grande Mela per alcuni mesi durante la registrazione di Italo-americano, un programma di Mtv). Questa attenzione per i particolari ci permette di partecipare da vicino alla storia di Giacomo. Un romanzo carico di freschezza. Perfetto per essere letto in vacanza. Ma anche quando si ha voglia di fermarsi e di riflettere. Coinvolgente e commovente in cui l’autore ci regala un giorno in più. Per sognare e per camminare in bilico tra i desideri di domani e i pensieri di sempre.

martedì 18 maggio 2010

Mine Vaganti

Mine vaganti è l’ultima fatica di Ferzan Ozpetek. Regista turco, residente da molti anni nel quartiere romano dell’ostiense (spesso scenografia delle sue pellicole). Il film è ambientato in Puglia. Protagonista della vicenda è Tommaso (Riccardo Scamarcio). Il giovane salentino, residente a Roma, decide di tornare a casa con l'intenzione di dichiarare la propria omosessualità e le sue aspirazioni letterarie. Peccato che suo fratello (Alessandro Preziosi) decida di fare la stessa cosa. La reazione della famiglia e il collasso del padre (Ennio Fantastichini) lo convinceranno a tornare sui suoi passi. Sarà la nonna (Ilaria Occhini) a consigliare il nipote e a fargli capire che una vita passata ad accontentare gli altri non è degna d’essere vissuta. Rispetto alla precedente opera di Ozpetek, Mine vaganti è tutt’altro che un film drammatico. Nessuna traccia del tragico epilogo del precedente Un giorno perfetto. “Dopo il mio ultimo film, molto cupo, ho sentito il bisogno di qualcosa di più solare con tanta gente e tanto cibo” ha dichiarato lo stesso regista in conferenza stampa. Una commedia, in cui Ozpetek inserisce le tematiche sociali, già toccate in film come Le fate ignoranti, La finestra di fronte e Saturno contro. Temi come l’omosessualità a cui unisce la chiusura mentale che caratterizza, ancora oggi, alcune piccole realtà provinciali. I vari personaggi, ciascuno a suo modo, si scontrano con dei pregiudizi. La misteriosa e schiva Alba (Nicole Grimaudo), segnata da una grave perdita durante l’adolescenza. La mamma Stefania (Lunetta Savino), amorosa ma soffocata dalle convenzioni borghesi. Fino alla saggia nonna che custodisce da anni il ricordo, sempre vivo, di un amore impossibile. Significativi e di grande suggestione il prologo e l’epilogo della vicenda. Interpretati dalla silenziosa ed emozionante Carolina Crescentini, nei panni della nonna da giovane. Ma il vero protagonista del film è il Salento, in cui il regista ha saputo incorniciare questa storia.

Mine vaganti riesce a raccontare uno spaccato d’Italia con grande leggerezza. Luoghi comuni e una certa omofobia che ancora caratterizzano alcune realtà del nostro paese, non impediscono ai personaggi di ritrovarsi. Perché in fondo ciò che conta è la felicità della propria famiglia. Non quella ristretta né tantomeno quella allargata nel senso solito del termine. Una famiglia dove hanno spazio parenti ed amici. E dove tutto il resto, come la sessualità, fa solo da contorno.