lunedì 2 agosto 2010

Chirurgia estetica: sempre più adolescenti ispirati dai reality show


Secondo uno studio realizzato da un team di esperti, sono in aumento i giovani che decidono di sottoporsi ad un intervento per migliorare il proprio aspetto. Lo studio ha sottolineato la responsabilità delle trasmissioni sui ritocchi estetici.


La rivista americana Body Image dà l’ennesima conferma di quanto la televisione influenzi, spesso in modo negativo, la vita e la percezione di sé che hanno i giovani. Questa volta la prova è fornita da uno studio realizzato da due psicologi della Camden University (U.S.A.) che hanno analizzato la reazione di duecento ragazzi, con età media di 20 anni, ai reality show incentrati sulla chirurgia estetica. I risultati della ricerca hanno dimostrato che la maggior parte degli adolescenti, soprattutto donne, appassionati di questi programmi sono tra le persone che, ogni anno, decidono di andare sotto il bisturi del chirurgo, o tra quelli più propensi a farlo.

La serie televisiva Nip/Tuck ed i reality Extreme Makeover della Abc, The Swan della Fox e Dr.90210 di E! Entertaiment sono solo alcune delle trasmissioni che raccontano il restyling completo dei partecipanti, sottoposti a diversi interventi di chirurgia estetica per acquistare un aspetto migliore e tutto nuovo. Anche in Italia, da qualche anno, sono nati reality di questo genere come Il brutto anatroccolo di Canale 5 e Cambio vita mi sposo di Sky, in cui una coppia prossima alle nozze si sottopone ad interventi e diete per essere perfetta il giorno del matrimonio.

Questi programmi, secondo le testimonianze degli intervistati, diventano una vera e propria fonte di ispirazione, tanto che non sono in pochi ad affermare che un intervento di questo tipo può aiutare “a realizzare i propri sogni quando si è infelici”, come ha dichiarato una delle ragazze coinvolte nello studio. Purtroppo questi reality tendono ad esaltare solo i lati positivi della chirurgia estetica e a non mostrare i numerosi problemi a cui si potrebbe andare incontro, come le cicatrici. Nelle ragazze che si sottopongono a mastoplastica additiva del seno, proprio perché spinte magari dai mass media e dai programmi televisivi, "rimangono segni di ben sette centimetri, e poche sanno che dopo quindici anni è obbligatorio un intervento di ricambio delle protesi". Inoltre, al contrario di quanto affermano gli adolescenti intervistati, non è provato che la chirurgia estetica renda più felici, anzi gli esperti affermano che molti pazienti diventano compulsivi: “una volta effettuato un ritocco se ne desidera subito un altro. E questo perché il contesto culturale attuale ci spinge a non essere mai soddisfatti di quello che siamo, soprattutto dal punto di vista estetico”.

Ilaria Galli

mercoledì 28 luglio 2010

Voci segrete della violenza 2009. Crescono le denunce verso i molestatori

È stato presentato questa mattina a Roma il risultato del rapporto annuale del Telefono Rosa. Emerge dai dati una maggior consapevolezza da parte delle donne degli strumenti a loro disposizione per ribellarsi alle persecuzioni.


L’Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, onlus che si occupa da oltre vent’anni di far emergere la voce delle donne vittime di violenza, ha presentato oggi in conferenza stampa a Roma i risultati della ricerca Voci segrete della violenza 2009. Il rapporto ha mostrato che nel corso dell’ultimo anno le denunce, da parte di donne italiane e straniere, sono cresciute del 5% rispetto al 2008; la stessa percentuale di aumento e’ già stata raggiunta nei soli primi sei mesi del 2010.

Secondo questo studio la violenza subita principalmente dalle donne che si sono rivolte a Telefono Rosa è di tipo psicologico (33%), seguita con una certa distanza dalla quella fisica (23%). Nel 61% dei casi la violenza si consuma all’interno delle mura domestiche ed è ripetitiva (78%). Come emerge dal rapporto, si riduce del 24% la percentuale di donne che trova, nell'arco di un anno, la forza di reagire alle violenze. Tra le donne che dichiarano di aver cercato soluzioni, il 18% si è rivolto alle forze dell'ordine (percentuale che sale al 24% per le vittime straniere) mentre il 12% si è rivolto a un avvocato. A confermare che sono soprattutto le straniere a subire violenze fisiche, il fatto che sono loro a ricorrere alle cure ospedaliere (il 14% a fronte del 7% delle italiane). L'associazione segnala inoltre un preoccupante 12% di vittime che dichiara di restare con il proprio persecutore per un sentimento di amore.

Nonostante questa spirale di violenza sembri non diminuire, i dati testimoniano che sono sempre di più le donne che trovano la forza e il coraggio di lasciare i luoghi della violenza e di allontanarsi dai loro carnefici. In questo cammino verso la liberazione sembrano, tuttavia, faticare ancora molto le vittime straniere.

Questa maggior propensione delle donne a denunciare le molestie subite si può anche attribuire all’entrata in vigore, il 23 aprile 2009, del reato di atti persecutori. Nonostante l’indubbia utilità di questa legge, Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, ha dichiarato che “se l’iter amministrativo e penale è troppo lento…le denunce sono e restano uno strumento fondamentale, ma rischiano di non riuscire affatto a proteggere le donne”. Per questo l’associazione chiede che in caso di violenza domestica e stalking, sia prevista l’applicazione di una misura cautelare restrittiva che impedisca al persecutore di reiterare le molestie. Il consiglio dato alle donne è di denunciare sempre, avvalendosi dell’ausilio di un’assistenza legale qualificata. “Per questo – ha aggiunto la Moscatelli – affidarsi alle associazioni che operano sui territori e’ una scelta importante e valida da consigliare”.


di Ilaria Galli

mercoledì 21 luglio 2010

Carmen Consoli ammalia l'Auditorium


In una calda estate romana la cantautrice catanese ha saputo trascinare il pubblico ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera e interpretando alcuni brani estratti dall’ultimo lavoro discografico Elettra. Due ore di emozioni in musica arricchite dalla partecipazione di due ospiti d’eccezione: Paolo Fresu e Gino Paoli.

Dopo aver aperto a febbraio il suo nuovo tour proprio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, la “cantantessa” Carmen Consoli, accompagnata dalla sua band, è tornata ad incantare il pubblico romano all’interno della manifestazione Luglio suona bene 2010. La tappa capitolina del 16 luglio è solo uno dei tre appuntamenti speciali in cui la Consoli sarà accompagnata anche da un quintetto d’archi, guidato dal violinista Andrea Di Cesare.

La cantautrice catanese ha sfoderato la sua anima rock ed ha emozionato i numerosi fan con i più celebri successi e i brani tratti dall’ultimo album Elettra, pubblicato ad ottobre per la Universal Music. Simpatica, solare ed energica come sempre, la cantante non ha deluso le aspettative dei fan, giunti un po’ da tutta Italia. Ad aprire la serata, il brano Eco di sirene esploso, dopo un intro soft, tra violini e percussioni, fino alla chiusura realizzata dai rintocchi di un grande gong posto al centro del palco. Il pubblico ha poi partecipato, accompagnando in coro la cantante, nella sempre amata Parole di burro. Molto apprezzati anche i violini de L’ultimo bacio, ideali per creare un’atmosfera intimista prima dell’epilogo finale. Caratteristica del concerto, l’ensemble, magistrale nell’accompagnare la Consoli in una delicata armonia di suoni.

Il celebre percussionista ed interprete Alfio Antico ha realizzato un'inaspettata interruzione in stile teatrale. Il musicista siciliano è salito sul palcoscenico per recitare versi in dialetto e per accompagnare la Consoli nei brani Guten Morgen e Alla finestra. A sorpresa sono stati accolti sul palco altri due ospiti d’eccezione. Prima la tromba di Paolo Fresu e poi Gino Paoli, che la cantautrice ha introdotto intonando Una lunga storia d'amore. Le quasi due ore di concerto si sono chiuse con dei pezzi storici che l’artista presentò a Sanremo: Quello che sento, seguita da Amore di plastica, dall’energica Confusa e felice e dalla nostalgica In bianco e nero.

Dotata di una voce particolare e di una rara bravura nel creare canzoni, Carmen Consoli è riuscita a instaurare un rapporto diretto e unico con il pubblico. Oltre ad aver partecipato ad eventi internazionali come l’Africa Unite, tenutosi nel 2005, è molto apprezzata dalla critica tanto da essere stata definita da Jon Pareles, critico musicale del New York Times, “una magnifica combinazione tra una rocker e un’intellettuale, dotata di una voce piena di dolore, compassione e forza”.

Se non volete perdervi le prossime date del tour estivo di Carmen Consoli, potete visitare il sito ufficiale www.carmenconsoli.it.


Ilaria Galli



mercoledì 14 luglio 2010

Montefalco e la tradizionale corsa del bove


Un’occasione per gustare dei prodotti tipici in un incantevole borgo medievale. Ciò che ci propone la città di Montefalco (PG), che ospiterà ad agosto la corsa del bove. L’evento prevede l’apertura di quattro taverne, in cui si possono gustare specialità come gli strangozzi al tartufo e il celebre vino Sagrantino.


Anche quest’anno la cittadina umbra di Montefalco (PG) ospiterà dal 12 al 19 agosto, la tradizionale corsa del bove. Al centro dell’evento, la rievocazione storica di un crudo gioco popolare (riportato dalle cronache medievali), dove, nei giorni di Natale, si trainava un bue fino alla Piazza del Comune per le vie della città, prima che servisse da banchetto per i commensali. Oggi il gioco ha carattere non cruento e si basa su una gara di velocità tra quattro tori, che rappresentano i rioni della città: Sant’Agostino, San Bartolomeo, San Fortunato e San Francesco. In ognuno di essi viene allestita una suggestiva taverna, aperta per tutto il periodo della manifestazione che attira ogni anno molte persone,turisti e non solo, sia per la bellezza e l’atmosfera d’altri tempi che si respira tra le stradine del paese, sia per i prelibati piatti e vini tipici della tradizione umbra.
Le taverne di questo incantevole borgo offrono la possibilità di gustare alcuni dei prodotti caratteristici della zona. Come il miele, dal gusto delicato. I salumi e i formaggi, presenti in tutti gli antipasti, accompagnati dai crostini di fegatini e tartufi. La tradizione culinaria di Montefalco, legata alla gastronomia tipica umbra, utilizza i prodotti genuini della campagna e le carni saporite degli allevamenti locali, il tutto condito con olio extravergine d’oliva di qualità D.O.P. Umbria - Colli Martani. Da non perdere, gli strangozzi al tartufo, uno dei primi piatti che contraddistingue la tradizione culinaria dell’Umbria. Realizzata con un impasto di sola acqua e farina. Una pasta alta e lunga come uno spaghetto, con un taglio più grossolano. Ancora più esaltata da un profumato tartufo.
Sommelier ed enologi, conosceranno Montefalco soprattutto per il suo celebre vino, il Sagrantino. Questo è l’evento giusto per degustare in una delle cantine, tutte coinvolte nell’iniziativa, questo passito (ormai prodotto anche nella versione secco). Vino da dessert, color rubino dai riflessi violacei, che si sposa alla perfezione con la pasticceria umbra. Viene, infatti, servito nelle quattro taverne, accompagnato dai tozzetti alle mandorle o dalla rocciata. Dolce da forno simile allo strudel, con ripieno di frutta secca e mele.
Per avere tutte le informazioni su questo evento, potete visitare il sito ufficiale della città (www.comunemontefalco.it). Un’occasione imperdibile per gustare degli ottimi prodotti tipici in una cornice unica. Dal respiro medievale.


Ilaria Galli

martedì 22 giugno 2010

De Chirico e la natura metafisica in esposizione a Roma


170 opere per esprimere l’enigmatico e simbolico rapporto con l’arte di De Chirico. Nei suoi dipinti le forme si scompongono in una sintesi mitologica, dimensione in cui l’essere umano si annulla fino al punto da essere raffigurato come un manichino. Interessante l’iniziativa di un laboratorio creativo per i bambini.


È stata inaugurata il 9 aprile al Palazzo delle Esposizioni a Roma, la mostra La natura secondo De Chirico. L’evento, realizzato a conclusione del biennio di celebrazioni dechirichiane (avviato in occasione del trentennale dalla morte), vuole rendere omaggio al grande artista di Volos. Fondatore della metafisica, uno tra i movimenti culturali più fecondi del ‘900. Organizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico e curata da Achille Bonito Oliva (critico d’arte), la mostra ospita circa centoventi capolavori. La maggior parte dei dipinti proviene dal Mart di Rovereto e dalla Gnam di Roma, oltre che da New York e da prestigiose fondazioni private.

L’enigmatico rapporto tra Giorgio De Chirico e la natura si snoda lungo le sette sale del percorso espositivo, nelle quali il visitatore, in vano, cercherà di identificare la realtà. Secondo la lezione della metafisica, infatti, l’artista deve andare oltre la percezione tangibile e creare visioni inedite, connotate anche da interpretazioni fuggevoli. Nella pittura di De Chirico la natura non è la raffigurazione di un paesaggio bucolico o metropolitano in modo aderente alla realtà, ma un elemento dai contorni scanditi in un contesto onirico. Le forme appaiono scomposte in una sintesi mitologica. In quella dimensione in cui l’essere umano si annulla al punto da essere raffigurato come manichino.

Sono presenti alcune delle opere più celebri dell’artista. Da Le duo (1914-15), in cui manichini muti e pensierosi nella fissità e nella geometria delle forme, trasmettono un senso di spaesamento e di inquietudine. Fino agli Interni metafisici (1916-18), carichi di mistero, malinconia e solitudine. Tra le opere più significative La Surprise, per la prima volta esposta in Italia, che nascondeva un quadro nascosto, scoperto grazie ad una radiografia. Per Bonito Oliva l'arte di de Chirico “possiede la forza ambigua e strabica di una coniugazione simultanea che fonda il nucleo dell'immagine attraverso una contemporanea e paradossale frantumazione. Eppure astratto e figurativo riescono sempre a trovare coesistenza…sono modi espressivi tesi verso la restituzione di un'immagine complessa e completa, fatta di accelerazione”.

Molto interessante il laboratorio organizzato per i bambini, Giochiamo con…gli oggetti dalla A alla Z. È possibile visitare la mostra fino al 10 luglio. Per maggiori informazioni sugli orari, il costo del biglietto e le attività per i più piccoli visitate il sito www.palazzoesposizioni.it/ .

lunedì 7 giugno 2010

Radio Radio, la prima Talk Radio TV italiana


L’emittente radiofonica Radio Radio nasce a Roma nel 1978. Nel tempo è diventata una delle radio del centro Italia più ascoltate sul territorio nazionale. Fin dalla sua nascita si è distinta come talk radio, accendendo dibattiti e veicolando opinioni. Da qualche anno è anche on air su Sky (canale 860) e tutti i martedì sera sul canale Romauno del digitale terrestre (canale31) con la trasmissione Rete Rete. La grande varietà di argomenti trattati (politica, cronaca, sport, spettacolo, cinema, teatro) è la caratteristica distintiva di tutte le sue trasmissioni.

Circa cinque ore di palinsesto giornaliero sono dedicate al calcio. Il programma di punta è Radio Radio Lo sport condotto da Ilario Di Giovambattista (anche direttore dell’emittente radiofonica) e Cristiano Ditta. Durante la diretta (ore 14,00) si avvicendano le firme più prestigiose del giornalismo sportivo tra cui Ivan Zazzaroni, Mario Sconcerti, Franco Ordine (capo redattore de il Giornale) e Franco Melli. La contrapposizione delle idee e il confronto con gli ascoltatori la rende sempre coinvolgente. Spesso i conduttori sospendono le discussioni sportive per confrontarsi su argomenti di attualità. In molti ricorderanno le lotte per i diritti del malato portate avanti da Di Giovambattista. Il direttore di Radio Radio sosteneva infatti, la causa del Prof. Luigi Di Bella, divenuto celebre alla fine degli anni ’90 per un particolare metodo di cura del cancro.

Parlare di tutto ciò che c’è di interessante intorno a noi. Questo è l’obiettivo di Un giorno speciale (ore 10,00). Cronaca, politica, spettacolo, sport. E il filo diretto tra le personalità più importanti d'Italia e gli ascoltatori. Condotta da Francesco Vergovich, la trasmissione si avvale del contributo del Professor Mario Tozzi (geologo e conduttore TV) per le questioni ambientali. Non manca il tocco femminile, personificato da Roberta Lupi e Valeria Colangelo in Marmellata di more (ore 6,30). Musica, una piccola rassegna stampa ed argomenti tra il serio e il leggero. La trasmissione ideale per svegliarsi di buon umore ed iniziare la giornata con un sorriso.

È possibile conoscere il palinsesto completo su www.radioradio.it. Sul sito web troverete anche le frequenze su cui trasmette Radio Radio e il servizio podcast con cui potrete scaricare i vostri interventi radiofonici preferiti.

martedì 1 giugno 2010

Il ritorno della regina del neo soul


Lo scorso marzo è stato pubblicato per la Universal Motown Records il nuovo album di Erikah Badu, New Amerykah part two: return of Ankh, secondo capitolo di una trilogia iniziata con New Amerykah part one, pubblicato nel 2008 con la stessa casa discografica. Nata a Dallas trentanove anni fa, la cantante americana è un’artista molto versatile. Oltre ad aver vinto quattro Grammy Awards ha recitato in cinque film.

Se l’album precedente era incentrato su tematiche politiche e sociali, return of Ankh si concentra sui sentimenti ed è caratterizzato da morbide sonorità jazz e soul. Il disco è stato anticipato da Window seat in cui l’artista di Dallas fa un’esplicita richiesta d’amore (But I need you to want me/Need you to miss me/I need your attention/I need you next me). Per questo singolo l’artista ha realizzato un video molto discusso. La songwriter infatti si è spogliata nella Dealey Plaza di Dallas, in cui fu assassinato il presidente John Kennedy. Una scelta audace per cui è stata costretta a pagare una multa. “Non mancherei mai di rispetto a Kennedy. Il suo pensiero rivoluzionario è stato per me fonte di ispirazione. La mia performance video è stata fraintesa da molti” ha dichiarato la stessa cantautrice.

Il nuovo lavoro della Badu è stato accolto con favore dalla critica sia per la profondità dei testi che per le sonorità che spaziano dal soul all’R&B. Ad aprire l’album è il brano 20 feet tall in cui Erykah racconta la fine di una storia. In Just in time, la Badu scompone il tema dell’amore e lo priva dei suoi clichè romantici, regalandoci una visione più terrena dei sentimenti, visti dalla sua personale prospettiva. Il suono della chitarra ci avvolge in One Baby, Don't Be Long, costruita su un campionamento di Arrow through me dei Wings. Le origini hip-hop dell’artista di Dallas emergono invece in Fall in love (your funeral). Il pezzo più interessante dell’album è l’ultima canzone, Out my mind, just in time. Dieci minuti che si aprono con la voce della cantante accompagnata dal pianoforte. Per poi trasformarsi in un emozionante pezzo soul con degli accenni di funky.

Molto significativa la copertina dell’album. L’armatura simbolizza un’apparente forza che la cantautrice ha sviluppato per proteggersi dalle dure realtà della vita. Si libera dalla sua vecchia corazza, si arrampica sopra la testa e rinasce sulla verticale del terzo occhio, simbolo di virtù e spiritualità. Un disco di grande impatto. Diciotto euro per il migliore album soul dell’anno.

martedì 25 maggio 2010

Il giorno in più


“Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti”. In questa frase si può riassumere il messaggio de Il giorno in più di Fabio Volo, pubblicato nel dicembre 2007 per Mondadori. Dopo l'esordio letterario del 2001 con Esco a fare due passi, l'ex inviato delle Iene, attore e conduttore radiofonico e televisivo, ha continuato a dedicarsi alla scrittura. E con esiti piuttosto produttivi a giudicare dai risultati. Il giorno in più si è rivelato un grande successo editoriale. Circa un milione di copie, comprese la pubblicazione in paperback e le edizioni Club. Il romanzo è stato anche tradotto in numerose lingue.

Protagonista de Il giorno in più è Giacomo, trentenne in carriera la cui vita è scandita dalla solita routine. L’unico motivo di trepidazione è una donna che incontra ogni giorno sul tram mentre va al lavoro. Quasi un appuntamento. Il momento più importante della giornata, che spezza il consueto tran-tran quotidiano. I due giovani si scambiano sguardi furtivi finché un giorno Michela, la donna misteriosa, gli si presenta. La ragazza gli rivela che ha ricevuto una proposta di lavoro e si trasferirà a New York. Per Giacomo è un duro colpo. All’inizio sarà assalito da mille dubbi. Poi, consigliato dalla sua migliore amica, deciderà di partire all’inseguimento di un sogno. Una decisione che gli cambierà la vita.

Ne Il giorno in più Volo ci racconta una storia d’amore con lo stile che lo contraddistingue. Il linguaggio è semplice e immediato. Numerosi i dialoghi, a volte un po’ troppo lunghi, alternati alle descrizioni di come i personaggi, e l'autore, vedono la vita. (Ci sono scene da antologia del comico, La Repubblica). La trama, molto lineare e scorrevole, è vivacizzata da aneddoti ed humor tipici dello stile di Fabio Volo. È difficile non lasciarsi coinvolgere dal ritmo della storia. L’autore descrive locali e strade di New York, in cui si svolge la maggior parte del romanzo. (Lo stesso scrittore ha vissuto nella Grande Mela per alcuni mesi durante la registrazione di Italo-americano, un programma di Mtv). Questa attenzione per i particolari ci permette di partecipare da vicino alla storia di Giacomo. Un romanzo carico di freschezza. Perfetto per essere letto in vacanza. Ma anche quando si ha voglia di fermarsi e di riflettere. Coinvolgente e commovente in cui l’autore ci regala un giorno in più. Per sognare e per camminare in bilico tra i desideri di domani e i pensieri di sempre.

martedì 18 maggio 2010

Mine Vaganti

Mine vaganti è l’ultima fatica di Ferzan Ozpetek. Regista turco, residente da molti anni nel quartiere romano dell’ostiense (spesso scenografia delle sue pellicole). Il film è ambientato in Puglia. Protagonista della vicenda è Tommaso (Riccardo Scamarcio). Il giovane salentino, residente a Roma, decide di tornare a casa con l'intenzione di dichiarare la propria omosessualità e le sue aspirazioni letterarie. Peccato che suo fratello (Alessandro Preziosi) decida di fare la stessa cosa. La reazione della famiglia e il collasso del padre (Ennio Fantastichini) lo convinceranno a tornare sui suoi passi. Sarà la nonna (Ilaria Occhini) a consigliare il nipote e a fargli capire che una vita passata ad accontentare gli altri non è degna d’essere vissuta. Rispetto alla precedente opera di Ozpetek, Mine vaganti è tutt’altro che un film drammatico. Nessuna traccia del tragico epilogo del precedente Un giorno perfetto. “Dopo il mio ultimo film, molto cupo, ho sentito il bisogno di qualcosa di più solare con tanta gente e tanto cibo” ha dichiarato lo stesso regista in conferenza stampa. Una commedia, in cui Ozpetek inserisce le tematiche sociali, già toccate in film come Le fate ignoranti, La finestra di fronte e Saturno contro. Temi come l’omosessualità a cui unisce la chiusura mentale che caratterizza, ancora oggi, alcune piccole realtà provinciali. I vari personaggi, ciascuno a suo modo, si scontrano con dei pregiudizi. La misteriosa e schiva Alba (Nicole Grimaudo), segnata da una grave perdita durante l’adolescenza. La mamma Stefania (Lunetta Savino), amorosa ma soffocata dalle convenzioni borghesi. Fino alla saggia nonna che custodisce da anni il ricordo, sempre vivo, di un amore impossibile. Significativi e di grande suggestione il prologo e l’epilogo della vicenda. Interpretati dalla silenziosa ed emozionante Carolina Crescentini, nei panni della nonna da giovane. Ma il vero protagonista del film è il Salento, in cui il regista ha saputo incorniciare questa storia.

Mine vaganti riesce a raccontare uno spaccato d’Italia con grande leggerezza. Luoghi comuni e una certa omofobia che ancora caratterizzano alcune realtà del nostro paese, non impediscono ai personaggi di ritrovarsi. Perché in fondo ciò che conta è la felicità della propria famiglia. Non quella ristretta né tantomeno quella allargata nel senso solito del termine. Una famiglia dove hanno spazio parenti ed amici. E dove tutto il resto, come la sessualità, fa solo da contorno.