Mine vaganti è l’ultima fatica di Ferzan Ozpetek. Regista turco, residente da molti anni nel quartiere romano dell’ostiense (spesso scenografia delle sue pellicole). Il film è ambientato in Puglia. Protagonista della vicenda è Tommaso (Riccardo Scamarcio). Il giovane salentino, residente a Roma, decide di tornare a casa con l'intenzione di dichiarare la propria omosessualità e le sue aspirazioni letterarie. Peccato che suo fratello (Alessandro Preziosi) decida di fare la stessa cosa. La reazione della famiglia e il collasso del padre (Ennio Fantastichini) lo convinceranno a tornare sui suoi passi. Sarà la nonna (Ilaria Occhini) a consigliare il nipote e a fargli capire che una vita passata ad accontentare gli altri non è degna d’essere vissuta. Rispetto alla precedente opera di Ozpetek, Mine vaganti è tutt’altro che un film drammatico. Nessuna traccia del tragico epilogo del precedente Un giorno perfetto. “Dopo il mio ultimo film, molto cupo, ho sentito il bisogno di qualcosa di più solare con tanta gente e tanto cibo” ha dichiarato lo stesso regista in conferenza stampa. Una commedia, in cui Ozpetek inserisce le tematiche sociali, già toccate in film come Le fate ignoranti, La finestra di fronte e Saturno contro. Temi come l’omosessualità a cui unisce la chiusura mentale che caratterizza, ancora oggi, alcune piccole realtà provinciali. I vari personaggi, ciascuno a suo modo, si scontrano con dei pregiudizi. La misteriosa e schiva Alba (Nicole Grimaudo), segnata da una grave perdita durante l’adolescenza. La mamma Stefania (Lunetta Savino), amorosa ma soffocata dalle convenzioni borghesi. Fino alla saggia nonna che custodisce da anni il ricordo, sempre vivo, di un amore impossibile. Significativi e di grande suggestione il prologo e l’epilogo della vicenda. Interpretati dalla silenziosa ed emozionante Carolina Crescentini, nei panni della nonna da giovane. Ma il vero protagonista del film è il Salento, in cui il regista ha saputo incorniciare questa storia.

Mine vaganti riesce a raccontare uno spaccato d’Italia con grande leggerezza. Luoghi comuni e una certa omofobia che ancora caratterizzano alcune realtà del nostro paese, non impediscono ai personaggi di ritrovarsi. Perché in fondo ciò che conta è la felicità della propria famiglia. Non quella ristretta né tantomeno quella allargata nel senso solito del termine. Una famiglia dove hanno spazio parenti ed amici. E dove tutto il resto, come la sessualità, fa solo da contorno.
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